Via Caorliega-STRADA DI PERAZZOLO

In sul partire seppiChe dattilografate

Pur di Caoliega

Le note scalcinate.

Lambe le quiete spondeL’acqua del Lusore,

Fedele a la consegna,

Casca con rumore.

Tal’onor inveroLor si dovea negare,

Chè il rustico cantor

Mai potea sperare.

Il giardin di BemboUn tempo mutilato

Riprende, a lento passo,

Il suo premiero stato

Fu la galeottaGentile signorina

(Mi disse Brazzoduro)

A batter la manina.

Di piante generosela strada è fiancheggiata,

se bene mi ricordo

Una è un po’ inclinata.

Ed io per vendicarmiMi metto sulla strada

E scalcinatamente

Percorro sua contrada.

In quel tratto godiOmbra con frescura

E mormorio d’acqua,

Spesso alquanto scura.

Le mosse quinci quindiPrendiam da la crosara

Che al bravo Nei Salviato

E’ sosta spesso cara.

Movendo avanti i passiEcco la cabina

Col medaglion di Satana

Che donna trae in rovina.

Qui fu di CaregianiPalazzo assai vetusto,

Che franar vedeasi

Proprio con disgusto.

Ma un maligno dice:Forse si è qui sbagliato;

La donna anche il diavol

sempre ha fregato.

Di Peron l’appaltoPur Vi stava accanto,

Or rigogliosa spagna

Stende suo verde manto.

Il Lusore intantoQui lascia tua mancina

E sornione guarda

La rossa palazzina.

segue

Che in remoto tempoEbbe tanto a cuore

Francesco Perazzolo,

Distinto agricoltore.

Il Sanguin medesmoRossa ed imponente

Volle a sè di fronte

Ricca “Rinascente”.

Tal distinzion perpetuaCon sforzo audace e sano

Ugo messer Perocco,

Collega a Conegliano.

Poi, sol verde vedi,Chè l’abitato tace,

Il passo mesto muovi

A casa de la pace.

Ei fa rombar motori,I bozzoli lavora,

E’ sempre in movimento

Da mane a tarda ora.

Qui sostar convienecon pensier severo:

Come la vita è breve!

E quanto è ciò pur vero.

Gigio, buon Volpato,E’ suo violin di spalla,

Che prende i suoi cicchetti

Quando s’incanta o falla.

E’ casa senza tetto,E’ priva di camini,

In fratellanza stanno:

Non rissan l’inquilini.

Accanto, in boaria,Di forze in gran pienezza,

Noventa altro Gigio

Canta “giovinezza”.

Qui convien deporreSuperbia ed allegria,

Far la croce e dire

E’ così, così sia.

Di Bastianel castelloScorgi a pochi istanti,

Ma il ponte levatoio

Non gli sta davanti.

Qui alfin concludesiDi vita l’aspra guerra

Qui suona “l’alt” supremo

Or fate “Zaino a terra”.

Lo guarda fieroUn grosso bel cagnone,

Cui aizzavo Reno

In lunghe maratone.

D’evitar cerchiamoAlmeno di cadere

inter brachia diabolorum

Per omnia saecula saeculorum.

Verso tramontanaVolge qui Lusore

E di Sanguin la casa

Ecco in suo splendore.

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